Michele Zambelli

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Il Vendée Globe non finisce con il duello per i primi due posti, ci sono ragazzi che vanno avanti (e non vinceranno nulla)

Hanno scritto un sacco di cose sul Vendee Globe, le hanno scritte persone esperte e non,  interessanti e noiose. In questo bel marasma, non oserei mai avvicinare il mio commento a quello di qualche giornalista o velista esperto, il mio lavoro è quello di combattere per andare a farla quella regata, non giudicarla. 
Sorrido però nel vedere come dopo l'arrivo dei primi due l'attenzione sia completamente sparita. Del resto credo sia normale, l' importante è vincere, quindi onore al il vincitore. Ma chi non ha vinto, che fine ha fatto? Forse qualcuno sa che in mezzo all'Oceano non puoi spingere il pulsante 'riavvia' o 'esci' (come vorrei che la generazione PlayStation provasse questa strana sensazione). Ci sono dei ragazzi in mare che stanno continuando a combattere, giorno e notte, sapendo che non vinceranno un bel niente. 
A differenza di molti frequentatori delle pagine social, che chiamano questi campioni per nome o che addirittura considerano "colleghi", io non ho mai conosciuto nessuno di questi extraterrestri. Eccetto uno, Alan Roura. 
Arrivai a Douarnenez con il furgone di mio cugino Matteo, accolto da nuvole enormi e bianche che camminavano veloci, rimorchiando il Mini ai sessanta all' ora mi sentivo un cowboy sulla carrozza, che galoppa nei grandi spazi americani; era il 2013 e mi stavano preparando per la mia prima Transat in solitario. Abbandonato, come solo un minista giovane può esserlo, parcheggio e inizio ad allentare le fasce, l' indomani è previsto il varo. La regata partirà tra più di un mese e credo di essere tra i primi ad arrivare sul campo, ma quest' anno ho fatto il manovale fino ad agosto e voglio allenarmi un po' in Oceano. 
Ma sbagliavo. Mentre lavoro al rimorchio mi sento osservato, allora mi giro e c'è un ragazzo che mi guarda, appena incontro il suo sguardo sorridente, nascosto tra i peli di una barba lunga, mi invita a prendere un caffè: si chiama Alan, è svizzero e ha tre anni in meno di me! Ed è qui già da un mese :) 
Quel caffè, dopo qualche ora, si è trasformato in birre e con il fatto che entrambi dormivamo in barca, da una sera si è trasformata in tutte le sere. Poi sono arrivati Ludovic, Charls e Florian, Marc e la sua gonna (sì, gonna:Marc, 56enne padre di famiglia e con 4 figlie a casa, ha scoperto che stare in gonna era più comodo per entrare in barca, salire sull albero e fare tutti i lavori di bordo perciò ha iniziato a girare con una gonna delle sue figlie. Dopo qualche settimana la cosa è degenerata e pure la sera usciva conciato cosi!), Andrea e Alberto. 
Siamo diventati amici, abbiamo provato le nostre barche e abbiamo passato giornate intere a
migliorarle ormeggiati l'uno al fianco dell'altro. C'erano 84 concorrenti, e poi c'era Alan. Una
specie di rivalità tra fratelli, qualcosa di molto bello e costruttivo. Si vedeva che era un ragazzo speciale, alle sue spalle già un giro del mondo all' era di 8 anni, con la barca dei genitori e sulla sue pelle i segni di quei viaggi. 
Ve la faccio breve: dopo mille peripezie dettate da una organizzazione un po' improvvisata e ad una meteo balorda, ci troviamo a dover correre 4000 miglia senza scalo a bordo dei nostri mini, stracarichi di acqua e cibo. In quattro si rifiutano di partite, in 30 si ritirano prima di arrivare alle Canarie, 7 metri d'onda registrati e tanta paura mentre si planava come dei matti. Riesco a passare con il proto numero 342 già vecchio di 13 anni, 6º tra i prototipi alle Canarie poi il nulla, il niente e l' abbandono più assoluto. 
Dopo una ventina di giorni di silenzio, mentre stavo riparando la randa all' esterno, la mia radio vhf gracchia qualcosa:" a tutti i mini a tutti i mini per prova apparato". È Alan, lo riconosco dalla voce immediatamente. Corro dentro, così veloce che ormai inciampo, c'è la luce del tramonto e l'odore che ti entra nei polmoni della notte atlantica che sta per iniziare. Mi attacco alla radio: è lui, due parole, un po' in francese e un po in italiano, lui parla tutte le lingue del mondo. Eravamo appena usciti da una depressione temporalesca, stavamo bolinando e spaventati ci facciamo compagnia per qualche instante. 
Poi non ci siamo sentiti piu, io ho virato il giorno dopo perché si stavano mettendo onde da
nordovest, lui invece è rimasto così. Io ho finito 10º e lui 11º. Ricordo che fui molto orgoglioso di essere riuscito a metterlo dietro ma l' abbraccio che ci siamo dati all arrivo è stata in realtà la cosa più emozionante. 
È venuto a trovarmi qualche mese dopo a Rimini, assieme ad Aurelia (sua compagna) e abbiamo parlato e bevuto Sangiovese. Avevo già noleggiato il nuovo mini e mi stavo preparando per la Transat del 2015, e anche in quel contesto provavo grande ammirazione per la sua capacità di prendersi delle vacanze, cosa che non sono mai riuscito a fare. 
Poi non l'ho mai più incontrato, l'ho seguito alla Rotta del Rhum e alla Transat Jaque Vabre, e ora lo sto seguendo al Vendee e sono molto orgoglioso di lui: quindi, consiglio a tutti quelli che parlano di "Vendee Globe appena concluso" di seguite la meravigliosa regata di questo ragazzo, che a 23 anni non si chiede se sia meglio il foils di prima o ultima generazione, ma con una ciglia basculante neanche idraulica ma riportata al winches si sta facendo un giro del mondo trasmettendo i valori che animano il mare: umiltà e rispetto.